n°22

 

 

 

 

MARZO 2013

 

 

Siamo proiettati nel futuro, dimenticando il presente e il presente diventa passato in un attimo

 

Lo yoga insegna ad essere qui e adesso, ad essere in ascolto costante della vita che chiede di essere vissuta. Vivere ogni momento apprezzando lessenza della vita che si trova nel nostro corpo, nella natura, nelle vibrazioni dei legami damicizia e damore con tutti gli esseri viventi, piante, animali ed esseri umani, con lacqua, la terra, laria, con il sole, la luna, i pianeti e le stelle, con luniverso intero.

 

Quando ci guarderemo indietro sarà troppo tardi

Evelyne

 

 

KLIMT “La vita e la morte”

 

 

 

 

 

UN CONSIGLIO DI LETTURA

 

 

 

 

“La morte è di vitale importanza”

di Elisabeth Kubler-Ross

 

A cura di Damiana Covelli

 

Nora abitava nell’appartamento sottostante, un’amica dolce, discreta. Avevamo condiviso diverse serate con the, chiacchiere, confidenze. Poi si ammalò. Il suo sorriso, la sua capacità di accogliere, la sua gentilezza mi avevano accompagnato per anni. Non li smise mai, neppure nella malattia, neppure fino ai giorni dell’agonia. Quando morì sentii il bisogno di leggere, di leggere qualcosa che mi aiutasse, in qualche modo. Andai in libreria, trovai un libro “La morte è di vitale importanza” di Elisabeth Kubler-Ross, lo lessi e lo rilessi, lo regalai, di tanto in tanto ancora lo rileggo. Vi invito a leggerlo, se avete voglia o bisogno di fermarvi su questo tema, anzi su questa esperienza che tocca a tutti gli esseri: il morire. La morte è un tabù, come ha detto il Dalai Lama gli uomini, pur sapendo per certo che moriranno, lo dimenticano continuamente. La lettura di questo libro può essere una buona occasione per riflettere sull’esperienza del morire e su molto altro ancora.

 

Elisabeth Kubler-Ross era una psichiatra che, dopo aver lavorato con pazienti schizofrenici, si trovò ad un certo punto della sua vita a lavorare con malati gravi, con i malati terminali, tra cui molti bambini, e con i loro parenti.

 

Leggendo “La morte è di vitale importanza” ho potuto scoprire in che modo stava vicino alle persone malate e sofferenti: mi ha colpito la sua sensibilità mai appesantita da retorica, la sua intensità nell’impegnarsi con uno stile originale, a tratti “bizzarro”; ha condotto il suo lavoro sapendo ascoltare con amore, condividendo   con naturalezza e leggerezza mai superficiale le esperienze e le scoperte. Mi sono anche divertita per le sue osservazioni ironiche, sorpresa per i racconti di episodi particolari, commossa nel leggere come riuscisse ad avere una comunicazione profonda con i malati, sia adulti che bambini: sapeva farli esprimere, parlare, disegnare, ascoltandoli con tutta se stessa, senza preoccuparsi di cosa dire o fare, solo e semplicemente ascoltava.

 

Ha potuto raccogliere testimonianze da bambini, da adulti, da persone le più diverse: assistendo migliaia di morenti e raccogliendo anche i racconti di coloro che si erano trovati a vivere l’esperienza cosiddetta di “pre-morte”, quelle cessazioni non definitive di vita, attimi in cui gli organi vitali smettono di funzionare e poi riprendono. Lei stessa ebbe questa esperienza.

Studiò, insieme ad altri collaboratori, ventimila casi di pre-morte, accompagnò persone di ogni età nei momenti finali dell’esistenza terrena e giunse a delle constatazioni e conclusioni che racconta in questo suo libro e nei molti altri che ha scritto.

 

Per concludere due citazioni di questa grande donna:

“Quello che sto tentando di dirvi è che la conoscenza è utile, ma la sola conoscenza non può aiutare nessuno. Senza usare la testa, il cuore e l’anima non si può aiutare nessuno. Questo mi hanno insegnato i cosiddetti pazienti inguaribili…”

 

E, per finire, ecco come Elisabeth Kubler-Ross parla della morte:

 

“Morire significa solo perdere il proprio corpo fisico come la farfalla esce dal bozzolo. E’ una transizione a un più alto stadio di coscienza in cui si continua a percepire, a ridere, a capire, a crescere, e in cui l’unica cosa che si perde è qualcosa di cui non si ha più bisogno, il nostro corpo fisico. E’ come smettere il cappotto invernale all’arrivo della primavera, sapendo che quel cappotto è troppo logoro per indossarlo ancora.”



MEGLIO ESSERE INFORMATI

 

 

 

Inoltrato da Marinella Ventura

 

In questi giorni alcuni media, hanno messo in dubbio la bontà di un trapianto autologo di cellule staminali per pazienti affetti da Leucemia, perché la patologia potrebbe già essere presente anche in questa tipologia di cellule.

 

La medicina riconosce come cause di rischio per il manifestarsi della leucemia i seguenti fattori: ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI, RADIOTERAPIA, RADIOGRAFIE, FUMO, BENZENE, CHEMIOTERAPIA E MIELODISPLASIA.

 

L' A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Melanomi) riporta sul proprio sito alcune risposte a domande frequenti riguardanti questo gruppo di patologie.

Vi forniamo il link che offre una risposta ai dubbi circolati nei giorni scorsi.

 

http://www.ail.it/faq/leucemie.asp

 

Vi invitiamo a prestare particolare attenzione alla domanda "Le leucemie possono essere contagiose o ereditarie?" e alla relativa risposta.

 

 

Pubblicato da Vitafutura S.r.l.

crioconservazione delle cellule staminali in collaborazione con la Croce Rossa Tedesca (DRK)

 

 

 

 

NASCE IL GRUPPO DI ACQUISTO SOLIDALE TERRENO

Inoltrato da Osvaldo Bertaglia

 

 

Si chiamano Gast ovvero Gruppi di acquisto solidale terreno e sono a tutti gli effetti un GAS, Gruppo di acquisto solidale. In questo caso però non acquistano prodotti alimentari o abbigliamento ma ettari di terreno da coltivare.

L’iniziativa è partita da Montebelluna provincia di Treviso dove un gruppo di 25 famiglie sta progettando di acquistare 30 mila metri quadri di terreno per un investimento di 400 mila euro. In totale le famiglie necessarie e coprire l’importo dovrebbero essere circa 40-50. La coltivazione del terreno sarà affidata anche a terzi e alle famiglie andranno i prodotti a coltivazione biologica a prezzo agevolato, mentre il restante sarà venduto ai GAS in zona. Nel progetto si vogliono coinvolgere i giovani non solo per la coltivazione e la cura del terreno ma anche per la gestione dell’area destinata al ristoro e al divertimento.

Questi gli obiettivi del progetto come li riporta Oggi Treviso su cui peraltro sono segnalati i recapiti dei promotori a cui rivogersi se interessati a partecipare:

  1. Recupero di una porzione di territorio agricolo ancora integro da un punto di vista ambientale, ma insidiato dalla dilagante cementificazione;
  2. Incentivare l’imprenditoria agricola giovanile qualificata;
  3. Incentivare la produzione di alimenti biologici;
  4. Recuperare il volume agricolo dismesso presente all’interno del fondo finalizzandolo a sede per la trasformazione alimentare (conserve, marmellate, sughi di verdure) e per sede di attività didattiche e culturali;
  5. Creare sinergie con i Gruppi di Acquisto Solidali locali e quindi incentivare la visione del consumo a Km zero riducendo al minimo la filiera alimentare (dal produttore al consumatore);
  6. Coinvolgere i consumatori nella gestione quotidiana dell’azienda;
  7. Contribuire alla crescita di una visione strategica che consideri l’attività agricola come possibile modello di sviluppo per le generazioni future;
  8. Favorire il dibattito locale attorno ai temi dei cibi di qualità, dell’importanza dell’agricoltura di qualità: contribuire quindi ad una visione positiva del mondo agricolo oggi spesso considerato un lavoro di scarsa qualità e poco appetibile.
  9. Attivare percorsi didattici finalizzati alla conoscenza del mondo agricolo;
  10. Concedere spazi ricreativi per eventuali attività culturali o per attività ricreative di vario genere.

 

Spiega Paolo Chinellato tra i promotori del progetto:

È un’idea a cui stiamo lavorando già da 5 mesi, il terreno è già stato individuato, il nostro obbiettivo è arrivare ad una quarantina di famiglie. Abbiamo stimato un investimento di circa 400 mila euro per l’acquisto del terreno e gli interventi di sistemazione necessari per garantire almeno i primi due anni di attività. Un’azienda agricola che fa cultura biologica, di Daniel Feltrin, garantirà lo start up dell’iniziativa. Poi il nostro obbiettivo è cercare di coinvolgere

sempre più giovani che abbiano voglia di occuparsi dell’attività.

Pubblicato il 27 feb 2013 da Marina Perotta

 

 

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