SCRITTURA A  MANO  – PATRIMONIO DELL'UMANITA'

 

                                                                                                              A cura di Marzia Rognoni

 

  Semplici Riflessioni: Come nasce, come si è strutturata ed evoluta e perché è diventata un patrimonio da difendere, soprattutto per le prossime generazioni, la scrittura.

  Penso che fin da subito possiamo condividere insieme questo assunto: ”Scrittura a mano- Patrimonio dell'Umanità”, che purtroppo stiamo smarrendo e non solo in Italia. Diciamo “Patrimonio” perché basta guardare le grafie prodotte da ciascuno di noi per notare le diversità che rendono testimonianza di tale ricchezza.

 

   Ma cosa sta succedendo? Chi insidia questa ricchezza che appartiene a tutti, sotto ogni latitudine del pianeta, nelle varie sue forme ? Finora scrivere bene veniva richiesto a tutti dal punto di vista sociale e professionale, poi  chi amava particolarmente lo scrivere e voleva soddisfare il suo senso estetico e anche artistico si dedicava alla calligrafia. L’avvento della macchina da scrivere all’inizio del Novecento e del telefono non avevano estromesso la scrittura a mano. Dobbiamo forse prendercela con la tecnologia del XX° sec. che ci ha portato innovazioni mai viste prima?

 

No di certo, noi non dobbiamo fare un discorso da passatisti, in quanto possiamo verificare  giorno dopo giorno come questo mezzo, il digitale, possa aumentare le nostre conoscenze, velocizzare le informazioni e farle circolare in tempo reale in tutto il mondo. Un progresso senz'altro, da questo punto di vista. D'altra parte non possiamo far finta di non sapere come l’aspetto cartaceo stia diventando sempre più problematico per il discorso ambientale: quantità enormi di cellulosa vengono prelevati dalla distruzione degli alberi, e dall'altra parte gli archivi, le biblioteche e i musei fanno fatica a contenere la massa enorme di documenti.

 

  La scrittura è stata una grande invenzione che ci ha portato alla nascita delle civiltà, testimoniate dalla bellezza delle iscrizioni su pietra, incisioni sulle tavolette di cera, le scritte sui fogli di papiro per arrivare alle miniature sui testi medievali. L'uomo ha inventato un codice, diverso a seconda delle varie declinazioni e degli ambienti in cui è nato, con regole precise, che comportano una serie di tappe che devono essere apprese e rispettate e che nel bambino vanno di pari passo con la maturazione neurologica. Non è come il disegno spontaneo che si esprime liberamente. Ma perché dobbiamo lottare per difendere questo diritto? Sembra che le nuove generazioni, per cause diverse, ma sostanzialmente per l'uso preponderante del digitale, abbiano trascurato la scrittura manuale. In Italia, in questi tempi, non c’è la propensione a sostenere e a curare l’apprendimento della scrittura nella scuola primaria. Forse si può spiegare col fatto che i programmi ministeriali 1985 seguiti da quelli del 2007 si concentrino sull’alfabetizzazione culturale, sullo sviluppo socio/affettivo, sottovalutando l’alfabetizzazione strumentale del leggere e dello scrivere per cui gli aspetti grafomotori non vengono raccomandati agli insegnanti, finendo con il far mancare così un orientamento didattico sicuro e preciso. Le conseguenze sono che ora si possono vedere grafie di bambini e ragazzi ma anche di adulti di queste generazioni, faticose, illeggibili, che sono all’opposto di quello che dovrebbe essere la scrittura, cioè comunicazione che arriva a tutti.

 

   La grafia si ammala e allora bisogna intervenire per tentare di guarirla. Ora sono tante le cause che possono portare ad un cattivo apprendimento strumentale dello scrivere, che possiamo molte volte attribuire a “difficoltà grafomotorie”, perché il movimento che è alla base del gesto grafico non è sciolto e spontaneo ma rigido, stentato e doloroso e di conseguenza anche lento. Inoltre viene sottovalutata l'importanza della postura e della prensione del mezzo scrittorio. Donatella Conti, grafologa e rieducatrice della scrittura, sulla base di una sperimentazione in una scuola primaria, constata che la postura e la prensione sono della massima importanza. Infatti il sistema osseo articolare muscolare nervoso è in piena evoluzione e quindi più fragile e a rischio , proprio negli anni in cui viene chiesto ai bambini di star seduti. La conseguenza è che si può arrivare alla scoliosi. Non esiste una normativa specifica riguardo a ciò né per gli arredi scolastici. Pertanto ha considerato nel suo studio l’altezza dei banchi delle sedie in rapporto all’altezza dei bambini, la durata del tempo, l’incidenza sulla visione sul banco e sulla luminosità dell’aula.

 

   Molto importante ancora è la prensione della matita, dove la mano viene usata in cento modi uno più scorretto e faticoso degli altri, non essendo stata insegnata la modalità corretta per la tenuta. Può capitare che i bambini nel 1° anno di scuola non abbiano appreso bene il corsivo  perché in questi ultimi anni i loro maestri avevano sottovalutato l’importanza dell’apprendimento strumentale non avendo ricevuto a loro volta un insegnamento preciso e sicuro. Alto, basso, sopra, sotto il rigo, tratto leggero in salita, premuto in discesa, sono alcuni degli indici che rispondono alle leggi della fisiologia scritturale che ha come motore il cervello con tutte le sue aree interconnesse predisposte a ricevere le informazioni, alla loro rielaborazione, e alla traslazione in movimenti dalla spalla al braccio alla mano scrivente.

Purtroppo oggi si tende a confondere queste difficoltà con la vera “disgrafia” che è un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) in assenza di lesioni cerebrali, come lo è la dislessia e la discalculia in bambini quasi sempre molto vivaci e intelligenti e come tale va diagnosticata dai neurologi e  dai neuropsichiatri infantili.

 

  Come se ne può dedurre, la scrittura è una delle attività umane più complesse di cui non ci si rende conto una volta appresa. Infatti si collegano con la scrittura a mano soggetti diversi e numerose discipline come l’antropologia, la grafologia, la diaristica, carta e penna, la psicomotricità, la psichiatria e la pediatria, le neuroscienze, la pedagogia, l’oculistica, la calligrafia, e infine la rieducazione della scrittura.

 

   Che cosa si può fare per prevenire questo problema?

Qualcosa si può fare: il bambino può recuperare il corretto gesto grafico attraverso attività di percezione, motorie e sensoriali, rilassamento muscolare, esercizi di tonificazione dei muscoli, e poi attività grafiche come i tracciati scivolati su grandi fogli che permettono movimenti ampi e curvi a cui partecipa non solo la mano ma tutto il corpo, liberando le tensioni fisiche che non permettono una scrittura agile e sciolta. Tale lavoro di riabilitazione necessita della specifica competenza del grafologo con specializzazione in rieducazione della scrittura. Ma non siamo soli in questa battaglia per difendere la scrittura manuale. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia nel 1989 si è espressa a favore dello sviluppo della personalità del fanciullo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche  in tutta la loro potenzialità. A Urbino, organizzato  dall'Istituto Grafologico Internazionale Girolamo Moretti, è stato promosso circa un anno fa, un convegno i cui relatori hanno riconosciuto che la tecnologia sempre più avanzata è di grande utilità per l'umanità, ma che nel contempo non debba essere tralasciata e/o rimossa la scrittura manuale, come succede in alcuni paesi in cui viene tolto l'apprendimento strumentale della stessa dai programmi scolastici, sostituendola con attività manuali generiche.

 

  Una studiosa perita grafologa dell'Arizona della  Compaign for Cursive, la  dott. Harralson,  ha mostrato le grafie di ragazzi e di adulti americani difficoltose, povere e faticose tanto da spingere il legislatore dell'Arizona a rendere obbligatorio nella scuola pubblica il corsivo entro la V^ elementare, affinché ogni studente possa produrre un documento grafico che sia in grado di farsi leggere. In molti paesi, studiosi, medici e neuropsichiatri grazie alle neuroscienze hanno dimostrato che il corsivo porta ad un miglior coordinamento dei due emisferi cerebrali, all'autocontrollo del gesto grafico e all'autodisciplina.  La mano è “Un miracolo della biomeccanica”: “Stringere una penna fra le dita mette in moto complessi coordinamenti sensomotori che nella fase di apprendimento richiedono concentrazione, attenzione e pazienza “ afferma Antonello Pizzi, “più di quanto ne occorra per digitare su una tastiera”.

 

  Per imparare a scrivere occorrono abilità significative che si raggiungono dopo la maturazione di alcune aree del cervello, legate alle attività percettive sensoriali che portano alla  conoscenza dello schema corporeo e quindi al possesso dei prerequisiti per apprendere a scrivere. In Francia nel 2007 sono stati fatti degli studi nelle prime classi elementari da cui si è evidenziata una significativa differenza tra il lavoro fatto a mano e quello sulla tastiera: quest’ultimo ritardava di due anni lo sviluppo dell’apprendimento della scrittura per cui si decise che la stessa doveva venir insegnata per prima e non si doveva passare alla tastiera finché l’automatismo dei movimenti della scrittura non si fosse sviluppato appieno. Persino in U.S.A. alla Princeton University  risultati migliori venivano prodotti da studenti che si erano avvalsi di appunti scritti a mano durante le lezioni piuttosto che di mezzi elettronici.

 

  Uno studioso americano della dislessia, il dott. William Klemm, afferma che bambini con problemi di dislessia e di motricità fine leggono più facilmente il corsivo rispetto allo stampatello perché le lettere in corsivo sono più facilmente distinguibili e quindi i dislessici imparano a leggere più facilmente. Si va più veloce a scrivere in corsivo, cosa che è richiesta sempre più nell’evolversi del percorso scolastico. Non c'è ancora la morte della scrittura come certi media vorrebbero farci credere ma il suo deterioramento sì. La scrittura manuale è quella che assolve ad una delle nostre più alte funzioni, un esercizio mentale che tiene attive e connesse tra loro le aree del nostro cervello, lascia spazio alla riflessione e al pensiero ed è quella che parla di noi e che ci fa il ritratto: è la nostra  espressione più profonda e

personale… E’ funzionale che a scuola il corsivo debba essere presentato come forma che nasce dal movimento. Da qui si formerà una scrittura che diventa sciolta, scorrevole perché collegata tra le lettere. E’ come il filo di un ragionamento che continua e che porta alla rapidità della scrittura. Inoltre lo scrivere a mano porta con sé molte altre capacità che si apprendevano non solo sui banchi di scuola usando penna e matita, ma facendo tutti quei giochi di cortile, come giocare al mondo, alla corda  ecc.

 

 “ Le scritture sono diventate goffe, faticose, un po’ come il nostro corpo che imprigioniamo nei

riti di una società lontana dal contatto reale con la natura” sostiene la dott.ssa Patrizia Rizzi. A.Roggero, neurofisiologa, afferma che il termine “corsivo” significa velocizzare una serie di atti, perché questi non vanno più pensati e costruiti nella mente, essendosi configurati e consolidati come circuiti neurali marcati, da attivare al momento opportuno.

Alcuni neuroscienziati sostengono che se il corsivo scompare, certe abilità cognitive saranno sostituite, ma non è da irresponsabili, si chiede il dott.Norman Doidge psichiatra, farlo senza capire e studiare se questi cambiamenti saranno utili o dannosi per chi li apprenderà? Usando meno la penna si potrebbe danneggiare il processo di apprendimento.

“ I sostenitori dell’uso dei nuovi mezzi fin dai primi anni di scuola”, aggiunge il prof. Vertecchi, ”dovrebbero spiegare come pensano che si possa surrogare il coordinamento percettivo motorio che è alla base della scrittura e che ha una parte così importante nello sviluppo della memoria, senza dire come aumentano anche le difficoltà ad eseguire operazioni aritmetiche su carta.” E altri ancora: “Non si abbandona l’insegnamento del camminare solo perché ci sono le automobili, perché l’atto del camminare significa non solo muoversi in modo autonomo ma anche tradurre in pratica capacità psicomotorie che altrimenti rimarrebbero inerti, impoverendo l’espressività globale della persona”. Anche Quintiliano, maestro di retorica e oratore romano, denunciava il fatto che anche i bravi  insegnanti trascuravano l’importanza dello scrivere nella pratica educativa : ” La penna troppo lenta frena il pensiero e la scrittura rozza e confusa non è intellegibile”.

 

   La scrittura ci accompagna per tutta la vita, segue tutte le nostre tappe registrando i momenti di gioia, di dolore, le malattie e i cambiamenti. Entrando nello specifico della scrittura manuale, oggigiorno sempre più si registrano scritture che sono un mix di corsivo e stampatello detto anche script, cioè lettere maiuscole minuscole, lettere staccate tra loro, gesti più contenuti e parchi, forme più geometriche ( però se lo si usa sempre lo script diventa più morbido), non ci sono collegamenti fra lettere se non in alcune scritture e l’ altezza delle lettere è maggiore. La pedagogista clinica Giuliana Ammannati ha analizzato la scrittura degli adolescenti dai 14 ai 19 anni e ha voluto capire perché il 50% degli analizzati non sapesse più scrivere in corsivo. Sembra che alcuni giovani si difendano  nascondendosi  dietro l’omologazione dello stampatello. “ Infatti il rifiuto del collegamento, dato dallo script, parla del bisogno di protezione dall’altro e di controllo ” osserva la prof. Guaitoli. L’interruzione quasi costante del legame simboleggia la volontà di limitare gli scambi profondi con l’altro per proteggere la propria sensibilità o per vedere come gli altri possano giudicare le proprie emozioni. Nell’adolescenza lo script aiuta a nascondere quelle emozioni che si vivono interiormente ma che si pensa è meglio non interrogare o far conoscere. Il pericolo è che dalle proprie emozioni si può essere travolti non avendone consapevolezza. Il rischio è di chiudersi in se stessi.

 

Un’altra disciplina che si occupa della scrittura, anche se sotto un’angolazione diversa rispetto alla grafologia è lo studio della calligrafia. Recentemente, un mese fa circa, l’Associazione Calligrafica Italiana ha indetto un convegno a livello internazionale “La scrittura a mano ha un futuro” in cui i relatori e il pubblico presente numeroso, ha condiviso l’importanza dello scrivere a mano con varie interessanti motivazioni.

 

  A conclusione di tutte queste considerazioni ci richiamiamo all’appello che la Harralson come grafologa e ex Presidente dell”American Handwriting Analysis Foundation”  ha rivolto a noi italiani ed europei ad unirsi in questa battaglia per la valorizzazione della scrittura a mano come già venne iniziato nel 2013 con l’Istituto Grafologico Internazionale di Urbino. Anche l’Unicef, l’Università di Bologna, l’Università di Urbino, il prof. Vertecchi di Roma 3 e altri partecipano a questa campagna che ha già incontrato il sostegno di medici, psichiatri oltre che di grafologi.

 

 

 

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