Gino Soldera

"Uno dei meriti della psicologia prenatale è quello di aver messo in evidenza che in ogni individuo esiste un progetto di vita e che questo può essere rintracciato a partire dal concepimento" Gino Soldera


 

LA MUSICA NEL PRENATALE


Da tempo si sapeva che la musica aveva delle ripercussioni sulla vita prenatale di un essere umano. Nel 1927 un'équipe di ricercatori dell'università di Rochester, diretta da H.S. Forbes, aveva registrato risposte fetali a una musica suonata ad una certa distanza. Nel loro studio citavano in particolare alcuni casi di gestanti che durante un concerto sinfonico erano state costrette a lasciare la sala, non sopportando più i calci che il feto continuava a tirare.
Nel suo famoso libro “Vita segreta prima della nascita”, Thomas Verny, racconta che diversi anni fa, Boris Brott, il direttore dell’ orchestra filarmonica di Hamilton, era stato intervistato alla CBC.

Quando gli fu chiesto come iniziò la sua carriera musicale, con stupore del giornalista, rispose che essa cominciò nel grembo materno. Andò avanti a spiegare che da giovane maestro quando si esercitava su parti di spartiti musicali che riguardavano il violoncello conosceva il flusso della musica prima ancora di girare pagina. Sconcertato, un giorno parlò a sua madre di questo e insieme scoprirono che tutti i pezzi che il figlio conosceva istintivamente, erano gli stessi che sua madre, violoncellista di professione, aveva suonato durante la gravidanza. Lo stesso accade ad Arthur Rubinstein che parlando alla TV della Germania dell’Est, disse: “Ho la sensazione di aver sentito musica per pianoforte nel grembo di mia madre, in verità, che io stesso stavo suonando” (1971).

Fino a non molto tempo fa queste storie erano viste con una gran dose di scetticismo da parte della comunità scientifica. Tuttavia, grazie in buona parte al lavoro pionieristico dei ricercatori nel nuovo campo della Psicologia Pre e Peri-Natale, si è cominciato a scoprire che il nascituro è un essere incredibilmente più avanzato sia mentalmente che emozionalmente di quanto noi abbiamo sempre pensato.

Fin dalle prime ricerche sugli effetti dell’ambiente esterno nel bambino durante la gestazione, condotte negli anni 70’, era emerso che questi sviluppava una sorta di capacità di adattamento verso suoni e rumori esterni (1970). Le osservazioni svolte da Ando e Hattori, nella città di Itami, al confine con l’aereoporto di Osaka, che riguardavano gli effetti nel bambino del rumore dovuto al passaggio degli aerei di linea a bassa quota avevano messo in evidenza che le differenza di comportamento rilevate erano in relazione con il periodo della gravidanza nel quale le future madri si erano trasferite da altra località dove abitavano ad Itami. Infatti era stato rilevato che il 50% dei bambini le cui madri erano arrivate ad Itami dopo il quinto mese di gravidanza si svegliavano e piangevano al passaggio degli aerei; il 13% viveva lo stesso disagio se le madri si erano trasferite tra il primo e il quinto mese, e solo il 6% dei bambini, dato il buon adattamento raggiunto, reagiva con una certa sofferenza avendo abitato ad Itami per tutto il periodo della gravidanza.

Attualmente lo studio sulle capacità percettive e sensoriali del feto è in fase molto avanzata tanto che si è ampiamente dimostrata l'influenza della stimolazione sensoriale nei processi di crescita, di sviluppo e di comportamento del bambino, che coinvolgono le sue capacità mnemoniche e di apprendimento e che l’utero, come riferiscono Rafaela MordjenHodzic e Petar-Kresimir Hodzic, è la prima base naturale per l’essere umano. Si sa che alla nascita il neonato è in grado di girare la testa verso la voce umana, si dimostra più sensibile verso la voce della madre rispetto alle altre voci, preferisce i suoni umani ai suoni puri, individua i tratti acustici della lingua della madre che distingue da una lingua straniera, ricorda canzoni e motivi musicali, riconosce le fiabe sentite in precedenza.

In questo senso la psicologia e l’educazione prenatale hanno messo in evidenza come tutte le esperienze vissute dal bambino, durante la fase prenatale, ma anche postnatale, vengono acquisite e diventano parte integrante del suo sviluppo emotivo, psicologico ed intellettuale di ogni essere umano, come riportato nei loro articoli, con dovizia di particolari, da Alix Zorrillo, da Johanella Taffuri e da Ulrica Citterio. Infatti, la predisposizione a certe emozioni o comportamenti riferiti alla gioia o alla malinconia, all’aggressività o alla mitezza, alla fiducia in sé o alla insicurezza, dipendono in parte anche dai messaggi ricevuti dal bambino durante la gravidanza.

Lo scopo dell’ANPEP è proprio quello di far conoscere a breve e a lungo termine gli effetti della relazione e della stimolazione prenatale, oltre che dello stile di vita in gravidanza, per promuovere tutte quelle esperienze, come quella del canto, della musica e della danza, che possono migliorare e rendere piacevole questo periodo, al fine di poter esprimere, in senso umano, artistico e creativo, tutte le potenzialità che esistono in noi e che il più delle volte sono destinate a rimanere allo stato latente. La psicologia e l’educazione prenatale vogliono anche mettere in guardia il genitore di fronte a quelle proposte che possono avere degli effetti deleteri nel bambino; a questo proposito si vedano la riflessione aperta da Elisa Benassi quando riferisce che l’uso dei mezzi disponibili non può sostituire il valore della relazione materna o paterna primaria e l’articolo di Maria Grazia Decima Decima quando ritiene che il suono se non rispetta certi criteri possa avere un effetto inquinante sul bambino.

Quindi è auspicabile che tutti i genitori comincino ad acquisire una maggiore consapevolezza verso questo periodo della vita, per essere se stessi in modo autentico e capaci di andare incontro al figlio con il cuore e con l'animo aperto, senza paure e senza preoccupazioni, per trasmettere la loro essenza, il loro amore ed essere dei validi modelli di riferimento.

L’esperienza maturata nei vari studi e ricerche conferma che sia la musica, che il canto e la danza sono mezzi molto efficaci per favorire lo sviluppo e l’organizzazione della struttura della mente e del cervello, per permettere di esprimere emozioni, per costruire significative e valide relazioni e legami, ma anche per facilitare il ristabilimento dei ritmi fondamentali dell’organismo e la loro sincronia. In uno studio pilota, condotto alla Eastman School dal dott. J. Shetler, negli anni 1980-87, era stato rilevato che i bambini, tra i 2 e 5 anni, che in fase prenatale avevano vissuto attraverso la loro madre delle esperienze musicali, specialmente di canto, erano in grado di memorizzare canzoni piuttosto lunghe contenenti anche intervalli di 8a e cromatici e di cantare in modo molto espressivo, ma anche, come ha evidenziato nei suoi studi Van De Carr (1985), di avere un buon legame con i genitori, una adeguata crescita fisica e un linguaggio più completo e precoce.

Quello che si sta osservando ora è che il vasto campo di ricerca che si è aperto in tutto il mondo nell’ambito della vita prenatale si sta dimostrando denso di possibilità pratiche e di interessanti prospettive, in grado di dare nuovi impulsi allo sviluppo di vecchie e nuove discipline e di fornire dei preziosi contributi al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo.

Dr Gino Soldera, psicologo, psicoterapeuta, Presidente dell'ANPEP, ha dedicato la sua vita allo studio della vita prenatale. Dirige "Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale". E' docente incaricato di Educazione e Psicologia Prenatale al Corso di Laurea in Ostericia all'Universoità di Trieste e di Psicologia e Psicoterapia Prenatale presso il GITIM di Treviso. E' autore di vari libri di cui "Conoscere il carattere del bambino prima che nasca" Edizioni Bonomi, "Educare prima", Edizioni anpep, "Premassaggio d'amore in gravidanza", edito dalla Editeam.


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