a cura di Evelyne Disseau

 

   Il metodo musicale creato dal Prof. Alfred A. Tomatis, l’audiopsicofonologia, è il metodo complementare ideale per accompagnare, non solo le donne in gravidanza, ma anche i padri, e quindi la coppia, durante la gravidanza. La musica in genere è uno strumento importante per accompagnare la gravidanza, induce tranquillità, serenità, benessere e a volte anche gioia nella donna. Il risultato del  metodo creato dal prof. Tomatis è ancora più importante sulla crescita armoniosa del bambino che porta in grembo.


   Nel riassunto che ho fatto di qualche suo libro http://cms10.website-start.de/app/193854848/1453799/ spiega chi era il prof. Alfred A. Tomatis e come ha creato il suo metodo. E’ un metodo di pedagogia dell’ascolto, una stimolazione che produce degli effetti preventivi e curativi. Questa stimolazione è quindi molto adatta alla relazione madre-bambino durante la gravidanza e alla crescita fisica, psichica e spirituale del bambino.

 

   Si utilizzano prevalentemente le musiche di Mozart e i Canti Gregoriani.

 

   L’audiopsicofonologia ha un campo di azione molto vasto che va dall’apprendimento, a problemi di linguaggio, disturbi uditivi, ritardi psicomotori, integrazioni posturali, ed in patologie relative ad aspetti psicologici e neurologici, ritardi mentali, autismo, depressione. E’ anche utile per accompagnare il pre-concepimento, la gravidanza e il post-partum.

 

   Il pre-concepimento è il momento cruciale in cui l’uomo e la donna che si amano decidono di avere un bambino. Questa “voglia di bambino” appare come la materializzazione dell’amore che unisce la coppia, o almeno così dovrebbe essere. Insieme vivono uno stesso immaginario del futuro bambino.


Anche scientificamente ormai si ammette che lo stato emotivo dell’essere umano si ripercuote sulle sue cellule. (“Molecule di emozione” – Candace Pert / “Biologia delle credenze” Bruce Lipton). Possiamo quindi pensare che uno stato d’amore vissuto durante il periodo precedente al concepimento possa preparare un ambiente molto benefico a tutti gli effetti per il futuro embrione, lo stesso stato d’amore vissuto poi durante il concepimento. “Sono convinto che l’avvenire di un essere che sta per nascere dipenda da questo impulso iniziale” (Dalla comunicazione intrauterina al linguaggio umano- A.Tomatis). Quindi l’audiopsicofonologia potrebbe essere molto utile.

 

   La gravidanza non è certo una patologia. Solo in certi casi potrebbe essere trattato come una patologia, in caso di aborti ripetuti per esempio. (Naturalmente anche qualche caso particolare di gravidanza problematica per motivi psicologici patologici potrebbe presentarsi.)

Durante la gravidanza l’ascolto della musica si fa anche in gruppo. L’ascolto in gruppo genera calore umano, sicurezza, amplia il desiderio di comunicare e induce una gioiosa complicità.

 

   Nel caso di gravidanza non portata a termine, l’ascolto della musica deve mirare a rilassare il corpo, ma nello stesso tempo deve mirare a ridare gioia di vivere. Non dimentichiamo che un aborto è traumatizzante per la donna, è un vero lutto che di solito non è preso in considerazione dal corpo medico e non è compreso totalmente dai familiari. E’ una tragedia per i genitori, ma lo è soprattutto per la donna che quasi sempre si sente sola. Anche se l’aborto è di un feto di solo 1 o 2 mesi, la perdita è sempre accompagnata da paura, da rabbia e da senso di colpa. L’uomo spesso si sente impotente e frustrato davanti a questo evento, e talvolta si sente anche in colpa (riguardo ai rapporti sessuali durante la gravidanza).

 

E’ una donna incita, il bambino ne fa una madre e lei fa di questo feto il figlio dell’uomo” (“Dalla comunicazione intrauterina al linguaggio umano” Alfred A. Tomatis)

 

   La gravidanza è un periodo di grande cambiamento nella vita della donna. Questi nove mesi di gestazione diventano per molte donne un percorso iniziatico, una scoperta dei valori della vita, un approfondimento della conoscenza di sé, una conquista di una pace interiore, di una maturità e di un nuovo senso delle proprie responsabilità. Dall’inizio della gravidanza, la futura madre accompagna la formazione del suo bambino con la globalità della sua persona, delle sue energie. Lo stretto legame tra il corpo e lo spirito è allora particolarmente sollecitato da tutto quello che la mamma vive durante i nove mesi, non solo fisicamente, ma anche emozionalmente. La salute del bambino in utero inizia nel cuore e nella mente della madre, e la madre vive una profonda trasformazione psico-biologica che sottintende un bisogno di sicurezza. L’audiopsicofonologia è molto utile per infondere pace e sicurezza.

 

   Il prof. Jean Pierre Relier afferma che lo stress della madre, dai primi momenti in cui la cellula umana si è formata, periodo del concepimento e periodo embrionale cioè fino all’ottava settimana, “può modificare l’organizzazione placentare ed essere all’origine di quelle manifestazioni vascolari tardive come l’ipertensione arteriosa gravidica, la toxemia, la preeclampsia e la crescita ritardata intra-uterina (R.C.I.U.). E’ il periodo in cui tutte le strutture principali trovano la loro collocazione. E’ il periodo della massima crescita, in quanto in meno di due mesi l’essere umano passa dallo stadio monocellulare all’embrione di trentun millimetri, con già otto miliardi di cellule”.


   Ora sappiamo che la crescita delle cellule è influenzata dall’ambiente attraverso la placenta, organo indispensabile alla vita del feto. E’ quindi di grande importanza che la madre abbia un buon equilibrio psico-affettivo fin dall’inizio della gravidanza per prevenire un parto prematuro o una crescita ritardata intrauterina. Spesso la donna non riesce con la sola volontà a trovare uno stato sereno in mezzo allo stress della vita quotidiana senza neppure rendersi conto che trasmette questo stress al suo bambino. Nel seguito della gravidanza, lo stress è spesso accompagnato da ansietà ed è all’origine di una forma di ”abbandono” della comunicazione tra la madre e il bambino, episodio molto nocivo per il feto, tanto più se capita in momenti delicati dello sviluppo cerebrale.

 

   Il bambino in utero “chiede che la madre dimentichi la sua gravidanza per curarsi solo di nutrire di affetto e di amore l’essere che ospita nel suo ventre” (“La notte uterina” A.Tomatis)

 

   Il bambino in utero ha necessità di comunicare con la sua mamma. Dalla qualità di questa comunicazione dipenderà la futura comunicazione del bambino con il mondo esterno.

Questo bambino tende l’orecchio, si mette in ascolto, “e se il desiderio di ascolto che lo sostiene non riesce a elaborarsi, progressivamente si spegnerà, mentre l’orecchio continuerà a udire”.(“La notte uterina” A. Tomatis).

“in utero” dice il prof. Tomatis in “Nove mesi in Paradiso”, “il feto attraverso l’impatto sonoro che lo avvolge ricerca l’amore, l’affetto e l’emozione di cui ha bisogno… non si tratta di semplici sensazioni uditive, ma di ascolto nel senso più ampio del termine”.

 

   E’ quindi ovvio: la madre deve poter essere in grado di occuparsi del suo bambino in utero, senza stress e facendo sentire la sua voce felice cantando, deve ascoltare musica e farla sentire al suo bambino. Françoise Dolto (1985) riporta il rituale degli zingari. Durante le 6 ultime settimane della gravidanza il più bravo dei loro musicisti suona per il bambino vicino alla pancia della madre. Dicono che più tardi il bambino chiede di suonare lo stesso strumento ascoltato in utero ed è molto bravo. Stimolazione dell’ambiente esterno sì, ma è ancora più importante la stimolazione interna tramite la struttura ossea della madre. Il suo bacino è “un’enorme cassa di risonanza” (“Nove mesi in paradiso” Alfred Tomatis) e noi, con l’audiopsicofonologia riempiremo questo bacino, e cioè il nido del bambino, di musica! Così avremo raggiunto due scopi con l’Orecchio Elettronico: rilassare la mamma e stimolare il bambino. Il prof. Tomatis dice che l’Orecchio Elettronico mette la donna in gravidanza e il bambino sulla stessa “lunghezza d’onda”.

 

Gli effetti che si possono osservare subito sono:

  • Sulla qualità del sonno: Il sonno migliora, la futura mamma si sveglia riposata.
  • Sulla postura fisiologica: I muscoli della schiena, del collo e delle gambe si rilassano. Di conseguenza la colonna vertebrale si libera e si raddrizza, alleviando il mal di schiena e rendendo la pancia più leggera.
  • Sull’umore: La futura madre sente più energia, più dinamismo, si sente “in forma” e il suo umore migliora. L’ascolto calma l’angoscia della gravidanza e la paura del parto.
  • Sulla relazione madre-bambino: Il bambino in utero è dinamico e comunica molto di più con la sua mamma.
  • I pediatri rimangono ammirati della tonicità muscolare del neonato che raddrizza la testa già dalla nascita.

 

 

I bambini che ho potuto seguire dopo la loro nascita mangiano bene, dormono bene, sono attenti a tutto ciò che passa loro intorno e sorridono quando si fa ascoltare loro Mozart. Le mamme hanno sempre a portata di mano il CD che ascoltavano in gravidanza in caso di “emergenza”: quando i bambini sentono la stessa musica che sentivano in utero, si calmano.

 

La partecipazione dei padri a questa preparazione mette anche loro sulla stessa “lunghezza d’onda” come diceva Tomatis. La triade padre/madre/bambino ne esce rinforzata.

 

   Frédéric Leboyer sognava la nascita senza violenza. (“Per una nascita senza violenza” Frédéric Leboyer,1974). Per lui c’era una distinzione da fare tra i due eventi che si producono nello stesso spazio-tempo: il parto della donna e la nascita del bambino. La donna ha fiducia nelle sue sensazioni e “lascia nascere” il suo bambino.

   Il parto è il nostro primo passaggio da uno stato ad un altro. Dovrebbe essere una vittoria per il bambino e un rinforzamento dell’auto-stima per la madre.

   Quasi tutte le donne hanno paura del dolore del parto, la paura di non farcela. Un po’ per sentito dire, un po’ per ignoranza delle vere cause del dolore nel parto. Il dolore c’è dall’inizio del travaglio e si modifica man mano che il bambino scende lungo il canale del parto per terminare in modo acutissimo quando il bambino esce. L’interessante è sapere che degli oppioidi endogeni (Beta-endorfine) sono rilasciati dal corpo per aumentare la soglia di tolleranza del dolore in travaglio. Sembra che la soglia di tollerabilità al dolore aumenti già al termine della gravidanza. La natura sa quello che fa.

   La nostra epoca di avanzata tecnologia non ha cercato di capire come andare incontro alla donna per partorire naturalmente senza soccombere al dolore, ma ha proposto l’anestesia epidurale che, oltre a ridurre i livelli di ormoni necessari al processo di parto, impedisce il rilascio di beta-endorfine (ormone del piacere). Non ha neanche pensato che il bambino ne subisce tutte le conseguenze: abbandono alla propria sorte, senza aiuto da parte della madre, senza il beneficio delle endorfine. E’ come se si impedisse al bambino di esprimersi sul modo in cui vuole nascere. Eppure si tratta della “sua” nascita.

   Altre metodiche non farmacologiche esistono per dare un supporto valido alla donna. Prima di tutto abbassare il suo livello intellettuale, cioè impedire la stimolazione della corteccia cerebrale e riportare la sua concentrazione sul travaglio del corpo, stesso atteggiamento che hanno gli animali, essere in ascolto dell’andamento del parto, continuare a comunicare con il bambino e collaborare con lui. E’ vero che la presenza empatica di una buona ostetrica è indispensabile, ma se la struttura ospedaliera stimola di continuo la corteccia cerebrale, la donna non riesce a mettersi in ascolto di sé, del suo corpo e del bambino. Il rapporto madre-figlio non esiste solo durante la gestazione, ma continua e deve continuare durante il parto.

   L’audiopsicofonologia può essere di grande aiuto per favorire un parto naturale. Il parto non può essere distaccato dalla gravidanza, ma deve essere considerato come un proseguimento naturale della vita del bambino. E’ il bambino che decide di nascere e la madre deve avere i migliori strumenti per collaborare. Se è stato possibile fare l’ascolto come lo abbiamo descritto durante l’ultimo periodo della gravidanza, la coppia madre-bambino sarà già preparata ad affrontare il parto e la nascita.

 

   Il post-partum non è sufficientemente preso in considerazione, anzi si considera “normale” un periodo depressivo dopo il parto. Eppure, ci sono degli stati gravi di depressione post-partum che spingono la neo-mamma a compiere degli atti imprevedibili. Il periodo poi non è solo subito dopo il parto, ma anche oltre.

   L’interesse verso il periodo del post-partum si limita ai problemi dell’allattamento e alle cure del bambino, ma dimentica la stanchezza reale della madre, gli aspetti relazionali della nuova situazione, l’instabilità psico-emotiva. In effetti questi tre punti che seguono la nascita non sono da sottovalutare. Non dimentichiamo che la donna ha utilizzato tutte le sue energie per aiutare il bambino a nascere e che il suo corpo subisce un cambiamento ormonale. Se le condizioni lo permettono madre e bambino tornano a casa e inizia l’allattamento. La neo-mamma potrebbe avere paura di non essere all’altezza del compito, di non essere “brava come la propria madre”, si sente in colpa e cresce l’ansia nei confronti del bambino, soprattutto se il latte materno è scarso. La stanchezza si fa sentire, l’umore cambia, le crisi di pianto sono frequenti.

 

A questo punto si presentano 2 situazioni:

 

  • Il parto si è svolto bene. La madre riesce ad allattare, non è stressata da situazioni ambientali o sociali, e il padre ha preso delle ferie per essere accanto a lei e accudire con affetto madre e bambino, nonché collaborare all’andamento della vita quotidiana piena di novità difficili da gestire. Un leggero “baby blues” appare per pochi giorni, ma niente di patologico.

 

  • Il parto è stato un trauma. L’allattamento è difficile. Il compagno non ha la possibilità di stare a casa. La famiglia è lontana. S’instaura una depressione. Ogni volta che il compagno torna dal lavoro trova la neomamma che piange. Poi non mangia (così il latte è ancora più scarso), dorme male (non può ricuperare il sonno durante la giornata, perché nessuno la sostituisce presso il bambino), ha mal di testa, mal di schiena e, a volta, degli attacchi di panico.

 

   L’audiopsicofonologia è senz’altro di grande aiuto in tutti e due i casi. Ridarà al corpo una nuova energia e ricaricherà anche la corteccia cerebrale, aiuterà la neo mamma a ritrovare una bella energia e gioia di vivere, che sarà comunicata al bambino.

 

 

   Nei nostri paesi occidentali la donna ha lottato per affermare l’uguaglianza tra uomo e donna. Emancipata, il suo ruolo sacro non è più stato preso in considerazione. Inoltre, nelle città, la famiglia allargata di una volta è scomparsa e la donna non ha più la possibilità di ritemprasi nel grande utero formato da madre, zie, nonne. La donna quindi cammina nella vita coraggiosamente, ma non è serena.

 

   L’audiopsicofonologia può aiutare la donna nel suo percorso di madre dell’umanità, ridandole serenità e gioia di vivere. Cosa non da poco!

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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