L’ORECCHIO E LA VITA
Dr Alfred Tomatis

Molti anni fa ho letto, in francese, “L’orecchio e la vita” del Dr Alfred Tomatis. L’ho letto tutto d’un tratto, come avrei letto un romanzo, perché il contenuto rapiva il mio interesse.

E’ stato un primo incontro con Alfred Tomatis: un incontro sentimentale, ricco di emozioni. In effetti, in quel momento ho colto solo la storia della sua vita, una vita non banale. Si conclude con una frase che per me era ed è tuttora il massimo “affermerò che ciò che conta nell’esistenza dell’uomo, è la fortuna di scoprire Dio stesso.”


Adesso l’ho riletto, anche in italiano, con un’attenzione diversa, sia per capire meglio il percorso del Prof. Tomatis, sia per approfondire l’argomento che più mi appassiona: il bambino in utero e cioè l’inizio della vita di tutti noi.


Con “L’Orecchio e la Vita” Alfred Tomatis racconta la sua vita.
Di madre italiana e di padre Nizzardo, Alfred nacque a Nizza nel 1920, non desiderato e prematuro. Alfred Tomatis visse la sua piccola infanzia con la madre, i zii e i nonni. Suo padre, cantante lirico, era spesso via per lavoro. Alfred ammirava il coraggio del padre dal quale presi esempio e gli era riconoscente di essere sempre pronto ad ascoltarlo, dice che era perlui un “orecchio”. Di salute molto fragile il piccolo Alfred, rischiò di morire e fu salvato da un medico più serio degli altri che pronunciò una frase fatidica per il suo avvenire “Non riesco a capire che cos’abbia.
Bisogna che faccia una ricerca”. Così Alfred decise di diventare un medico, “un uomo che cerca di sapere quello che non sa”.
All’età di undici anni vive da solo nell’appartamento del padre a Parigi e lavora per poter studiare. Grande lavoratore infaticabile, ingegnoso, riesce a diventare primo in tutte le materie a scuola.

Dopo la maturità s’iscrive a diversi corsi per poter accedere agli studi di medicina e passa gli esami con anticipo a causa della guerra del 1940. Fu chiamato alle armi e dopo qualche peripezie, arrivò in un villaggio della zona “libera” in cui mancavano degli operatori sanitari. In breve tempo, sotto la guida dell’unico medico rimasto, appresi tutto quello che doveva conoscere per essere medico. Torna a Parigi e continua gli studi di medicina, avendo sempre in mente di diventare ricercatore. Passa il concorso di esternato negli ospedali e spera di poter presentarsi ad un concorso che gli aprirà la strada della ricerca. Purtroppo la sorte decise diversamente. In seguito ad un bombardamento l’ospedale Bichat in cui lavorava fu distrutto. Presi la decisione di arruolarsi nel servizio sanitario e di diventare allievo ufficiale nell’aviazione. Dato che il battaglione era acquartierato a Parigi il Dr Tomatis riprese i suoi studi alla Facoltà di Medicina con un indirizzo al quale aveva già pensato: otorinolaringoiatria. Era stato attratto da questa specializzazione in seguito a certe difficoltà incontrate da amici cantanti del padre.


Di nuovo la sorte gli permette di ricevere una formazione accelerata lavorando nel servizio centrale di otorinolaringoiatria dell’aviazione, incaricato anche delle “facce rotte”.

Nel frattempo si era sposato, più per dovere che per amore. Dal matrimonio nascono 4 figli.
Dopo il congedo dall’esercito entrò come esterno in un reparto dell’ospedale Bretonneau, indirizzandosi verso la foniatria. Si lanciò nella sua prima ricerca. In qualità di consulente medico presso gli arsenali dell’aeronautica dopo 1945 poteva osservare un gran numero di persone sottoposte al rumore. Con un audiometro americano iniziò a raccogliere dei risultati sulla sordità professionale. Così scoprì l’influenza di parametri soggettivi sui risultati e il campo dell’audiometria dinamica. Lavorando sui problemi vocali degli amici cantanti di suo padre arriva alla convinzione che i cantanti lirici danneggiano il proprio udito cantando e finiscono per cantare falso, perché non sono più in grado di udire il suono che dovrebbero emettere.

Di cui la prima legge del Prof. Tomatis del 1947:
“Un soggetto riproduce vocalmente solo quello che è in grado di udire”
“Si canta con il proprio orecchio”.


Le scarse soddisfazioni che aveva in famiglia spinsero il Dr Tomatis verso il suo laboratorio.
Studiò più a fondo il problema dei cantanti. Si domandava che cosa determinava la qualità di una voce. Ecco la risposta:

“è bella la voce che provoca nel corpo dell’ascoltatore risonanze piacevoli”.
Faceva progressi nella comprensione dei fenomeni di autocontrollo dei cantanti.

Dimostrò che quando s’induceva artificialmente nell’udito di un soggetto dei buchi, o scotomi, si modificavano le qualità vocali del soggetto stesso. Si accorse che nell’autocontrollo le orecchie non venivano impiegate nella stessa maniera.

“Il controllo viene effettuato da un solo orecchio, cioè il destro”.

La principale funzione dell’orecchio destro è quella di essere direttrice.

L’orecchio destro assume la direzione delle operazioni, perché riceve più rapidamente l’informazione.


Il Dr Tomatis studia il caso del cantante Enrico Caruso e scopre che la sua eccezionale voce era dovuta ad una sordità di una parziale aerea che impediva al suo orecchio di sentire i suoni di non buona qualità.

Provò a far ascoltare la voce di Enrico Caruso a soggetti lesi nel proprio autocontrollo e la reazione fu immediata: tutti si sentirono euforici e cantarono come mai prima, ma non era permanente. Così cercò come rendere il risultato permanente. Pensò a Pavlov e agli studi sul condizionamento.
Modificò l’apparecchio che aveva messo a punto anni prima, introducendo nel sistema dei regolatori elettronici e la battezzò “Orecchio Elettronico”.


Grazie ad un medico francese, il Dr Moulonguet, “l’effetto Tomatis” fu depositato all’Accademia nazionale di medicina e anche delle scienze.
L’utilizzo quotidiano dell’orecchio elettronico permette al Dr Tomatis di osservare certi cambiamenti fisici dei suoi pazienti e di prendere in considerazione la questione della lateralità.

Scopre anche e dimostra che “a ciascuna lingua è associato un certo orecchio”.

E’ convinto che tutti sono in grado di imparare le lingue. Con un sistema di auto ascolto, l’orecchio elettronico libera dalle inibizioni e invoglia ad imparare la lingua straniera.Convinto che la lettura sia soggetta all’ascolto, si pone il problema della dislessia.


In seguito al divorzio dalla moglie, il Alfred Tomatis riflette sull’importanza della madre per i figli.

Dice che “un figlio che non ama più sua madre non ama più la vita”. Sposa una sua collaboratrice e continua le sue ricerche.

La più rilevante fu l’ascolto intrauterino, ricerca che accompagnerà tutta la sua vita.


Nel corso di esperimenti fatti con un attore che aveva curato, si accorge che chiudendogli l’orecchio destro, l’uomo si mette a balbettare. Ne deduce che “l’orecchio destro controlla il linguaggio: la balbuzie è dovuta alla perdita di questo orecchio guida”.
Malgrado un periodo di vita difficile in cui subisce la disonestà di coloro che gestiscono le sue finanze, il Dr Tomatis continua le sue ricerche per dare delle risposte alle sue domande. Tra le quali “da dove viene questo bisogno di mantenere un contatto permanente con gli altri”.


Riflette sugli esperimenti dello specialista mondiale della laringe Negus e dell’etologo Konrad Lorenz.

Loro osservano la relazione che esiste tra i suoni che sente il pulcino nell’uovo e il suo atteggiamento comunicativo dopo la nascita.

I lavori di André Thomas sullo studio delle reazioni del neonato alla voce della propria madre “della sola voce che lui ha percepito quando ancora si trovava allo stato fetale” lo spinge a continuare nella ricerca di quello che poteva sentire un embrione.
Nell’utero, il bambino è immerso in un ambiente sonoro e dalla voce della madre ricava la sostanza affettiva e assorbe il supporto della lingua materna. S’instaura così la comunicazione audiovocale primordiale.

Concepii un sistema per studiare le impressioni acustiche del feto. Fece registrare la voce di una sua paziente e la filtrò con il suo sistema. La bambina di questa signora, che, per caso, era presente durante l’ascolto della voce filtrata della sua mamma, visualizzò la proprio nascita e la sua mamma.
Così il Dr Tomatis stabilì i termini di quello che chiamò “il parto sonoro” cioè il passaggio dall’ascolto fetale all’ascolto del neonato.
Intuì che l’orecchio avrebbe potuto alleviare certi disturbi psicopatologici.


Grazie all’incontro con Françoise Dolto, psicanalista, riesce ad applicare il suo sistema al caso di un bambino schizofrenico, che reagisce positivamente.

Questo esperimento permise di elaborare l’applicazione corretta della terapia e di aiutare bambini psicotici.
Il metodo fa percorrere al paziente, mediante un condizionamento, la progressione sonora ideale dalla quale si è troppo allontanato.

Si distinguono 5 stadi principali, con l’utilizzo dell’orecchio elettronico:
1. Il ritorno sonoro
2. I suoni filtrati
3. Il parto sonoro
4. La fase prelinguistica
5. La strutturazione del linguaggio


Nel 1960 il Dr Tomatis prende coscienza che l’oggetto vero del suo studio è il linguaggio.

Per questo motivo chiama il suo studio “Centre du langage” e si dedica interamente all’educazione audiopsicofonologica (udito e fonazione legati dalla psicologia) e cioè insegnare alle persone ad ascoltare. Secondo lui, niente può sostituire, nel rapporto terapeutico, il contatto umano.

 

Ormai il Dr Tomatis è molto conosciuto e molti Centri di audiopsicofonologia aprono in tutto il mondo. Purtroppo deve affrontare molte difficoltà umane dovute alla disonestà dei suoi collaboratori e nesoffre molto. Soffre anche dell’inimicizia dell’Ordine dei medici che lo accusano di disonorare la medicina. Finisce per dare le sue dimissioni dall’Ordine dei medici.
Alla fine del libro egli racconta una sua esperienza di morte.

Allo stremo delle sue forze messe a dura prova dall’ingiustizia e dalla cattiveria della gente, vive l’esperienza della morte per sfinimento, incontra la Luce divina e conosce la beatitudine.
Dopo questo evento, egli continua a studiare i disturbi dell’ascolto e della comunicazione, in particolare nei casi psichiatrici e di autismo dei bambini, ritrovandosi a prendere in considerazione la vita prenatale.

 

In seguito ad una conferenza che tenne in Canada gli fu proposto di intraprendere una ricerca sulle difficoltà di apprendimento. Così si stabilì per un lungo periodo a Toronto con la moglie traendone progressi per l’orecchio elettronico.
Tornato a Parigi riprende lo studio della vita intrauterina e del bambino prematuro e cerca di diffondere la conoscenza del potere dei suoni e gli effetti neuropsicofisiologici della musica.
Termina il suo racconto parlando della sua conversione, dello stato interiore mistico che lo caratterizza e dice che “ciò che conta nell’esistenza dell’uomo è la possibilità di scoprire Dio stesso. Nessuna indagine, nessuna ricerca, per quanto scientifica possa sembrare, ha valore se non perviene al divino.”

 

Editions Robert Laffont, Paris, 1977, 1990
Edizioni Baldoni & Castoldi, Milano, 1992

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